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MALATTIE CARDIOVASCOLARI L’INFARTO NON RISPARMIA LE DONNE Gli esperti: controllare sempre i fattori di rischio e, in caso di evento acuto, chiamare il 118
In Italia gli eventi acuti sono circa 160.000 e le donne sono colpite per il 40 per cento fino ai 75 anni di età. Dopo la soglia dei 75 anni, le donne sono addirittura più colpite rispetto agli uomini. Il segno di allarme principale di infarto è il classico dolore toracico, che dura più di 5-10 minuti; in questo caso è necessario evitare il “ritardo decisionale” e chiamare subito il 118 per raggiungere la struttura ospedaliera nel più breve tempo possibile. L’infarto è originato dall’occlusione parziale o totale di un’arteria coronarica e può essere classificato in: STEMI (occlusione totale) NSTEMI (occlusione parziale). In questi anni, grazie ai progressi nella gestione dell’emergenza, agli interventi sugli stili di vita e alle terapie farmacologiche gli eventi STEMI sono diminuiti, ma risultano in aumento i secondi anche in virtù dell’invecchiamento della popolazione. Gli esperti ci dicono che è necessario trovare mezzi terapeutici sempre più efficaci, e tollerati dal paziente, per il trattamento dei fattori di rischio conosciuti ormai da tempo: ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, fumo; ma, in caso di evento acuto, ricoverare il paziente nella struttura di emergenza. “Dobbiamo diffondere sempre l’educazione al ricovero precoce per una rivascolarizzazione rapida; ricoverare il paziente entro un’ora dall’insorgere del dolore da infarto riduce i rischi di mortalità quasi a zero, mentre ancora oggi troppi pazienti arrivano in ritardo alle strutture ospedaliere” sottolinea Salvatore Novo, Ordinario di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare nell’Università di Palermo “e la ricerca deve impegnarsi per scoprire e sperimentare nuovi farmaci per la prevenzione del reinfarto e della trombosi/occlusione degli stent dopo una SCA e, in generale, degli eventi cardiovascolari fatali e non fatali”. Chi ha già subito un infarto rischia infatti nuovi eventi e non bisogna mai abbassare la guardia. E’ necessario quindi che il paziente segua le prescrizioni terapeutiche che oggi prevedono, come indicato dalle Linee Guida americane ed Europee, betabloccanti, Ace-inibitori o sartani, statine, rivascolarizzazione precoce preferibilmente con angioplastica, doppia o tripla antiaggregazione piastrinica. Oggi ci troviamo di fronte a una nuova classe di farmaci antiaggreganti, più efficaci e più sicuri perché presentano meno rischi di emorragia. E’ però indispensabile, per evitare un secondo evento cardiovascolare, mantenere uno stile di vita sano: passeggiare almeno 30 minuti 3 volte alla settimana, fare attenzione al peso corporeo, aumentare l’assunzione di pesce, di frutta e di verdura fresca e mettere definitivamente al bando il fumo di sigaretta. Martina Serra
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