IPPCRATE

   ROSA

 

 

PER LA PRIMA VOLTA

SI PARLA DI
OCCHIO AL FEMMINILE

 

Le donne esposte a patologie oculari in percentuali notevolmente superiori all’uomo

 

L’organismo umano, all’interno di una struttura fondamentalmente omologa nei due sessi, rivela una serie di fattori di differenziazione e di risposta nelle varie patologie i cosiddetti “gender bias”.

Queste differenziazioni sono state oggetto di innumerevoli studi in campo morfologico, sessuale, sistemico, neuro endocrino, ma in minor misura per quanto riguarda le strutture sensoriali percettive.

Recentemente si è concluso un Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) della durata di due anni condotto da Gianluca Scuderi dell’Università La Sapienza di Roma e dal Teresio Avitabile dell’Università di Catania, sullo studio delle modificazioni oculari della donna nelle varie fasi della vita, da quella prepuberale a quella post menopausa, e  considerando le variazioni ormonali che si verificano durante fenomeni fisiologici nella donna (ciclo mestruale, gravidanza, menopausa) e/o patologici (patologie ipofisarie, tumori ovarici, eccetera) le terapie farmacologiche (contraccezione, terapia ormonale sostitutiva).

Tutte queste possono determinare una compromissione della funzione visiva agendo in vario modo: sulla secrezione lacrimale, sulla pressione oculare, la trasparenza del cristallino, la struttura e la vascolarizzazione della retina, e la conduzione delle vie ottiche.

Analizzando i numeri è emerso che, tra il 10 e 25 per cento delle donne in età lavorativa lamenta disturbi del film lacrimale e il 35 per cento dopo la menopausa lamenta disturbi oculari che si possono aggravare nel tempo, fino a interessare il 70-80 per cento delle donne.

 

Qui di sotto un memorandum sulle patologie oculari al femminile.

 

PATOLOGIE OCULARI PIU’ FREQUENTI NELLA DONNA

 

1) Degenerazione maculare senile

principale causa di cecità nei paesi industrializzati colpisce le donne dopo i 70 con un rapporto di 3-4/1 verso i maschi

2) Retinopatia diabetica

più frequente nel sesso femminile essendo il rapporto del diabete mellito pari a  1,25/1 (donna-uomo). Diversi studi hanno anche dimostrato che la gravidanza in donne affette da diabete tipo 1 aggrava la retinopatia.

3) Retinopatia da clorochina

si riscontra più spesso nella donna perché viene utilizzata nella terapia del Lupus eritematoso sistemico e nell’artrite reumatoide, patologie che colpiscono più comunemente il sesso femminile (Lupus rapporto donna in età fertile/uomo: 9/1)   (Artrite reumatoide rapporto donna/uomo: 3/1)

4) Retinopatia da tamoxifene, antiestrogeno utilizzato nel trattamento di alcuni tipi di tumore mammario: caratterizzata da depositi intraretinici bianchi, rifrangenti, localizzati in sede paramaculare, può essere presente anche edema maculare

5) Malattie occlusive vascolari: sono generalmente più frequenti negli uomini, ma l’assunzione di contraccettivi orali e la gravidanza aumentano il rischio nella donna. Con l’uso dei contraccettivi orali sono stati segnalati casi di corio retinopatia sierosa centrale e peggioramento retinite pigmentosa.

6) Malattia di Basedow:  rapporto: 5-10/1  (Donne/uomini) caratterizzato da esoftalmo, retrazione palpebrale, alterazioni della motilità oculare

7) Miopia: se per i difetti di refrazione il rapporto uomo/donna è praticamente uguale nella miopia elevata  questo si modifica con un rapporto di 2/1 di maggiore incidenza nelle donne con anche possibilità di complicazioni retiniche neovascolari.

8) Glaucoma normotensivo

Mentre nel glaucoma cronico semplice non vi sono differenze tra uomo e donna, nella sua variante a bassa pressione la prevalenza nel sesso femminile aumenta considerevolmente probabilmente in relazione alle implicazioni vascolari della patogenesi della malattia

9) Occhio secco (dry eye): è una delle condizioni di discomfort oculare frequentissima nelle donne risente moltissimo delle modificazioni ormonali e si aggrava dopo la menopausa. Si stima che tra il 50 e il 60 per cento delle donne lamenti sintomi di occhio secco dopo i cinquant’anni. Quindi nel pieno dell’attività lavorativa con grave alterazione della performance e della vita di relazione.

Martina Serra

 

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