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Il fritto non aumenta i rischi per il cuore purché si utilizzi l’olio giusto
Nei Paesi occidentali “friggere” è un modo molto comune di cucinare. Gli alimenti fritti sono molto calorici in quanto assorbono il grasso dell’olio nel quale vengono cucinati e per questo la loro assunzione è spesso legata a malattie come l’obesità, l’ipertensione e alti livelli di colesterolo (tutti fattori di rischio per la salute del cuore). I risultati, pubblicati sul British Medical Journal, mostrano con chiarezza che il consumo di cibi fritti con questi due tipi di olio non aumenta il rischio di infarto o altre malattie cardiovascolari, anche se la professoressa Pilar Guallar-Castillón, a capo del team di ricercatori, ha voluto sottolineare che lo studio analizzava l’assunzione di cibi fritti all’interno di un regime alimentare – la famosa dieta mediterranea – che è ricca di frutta, verdura e fibre, alimenti scarsamente presenti nella dieta degli altri Paesi europei. Quindi, via libera a qualche piatto fritto (per esempio una volta alla settimana), purché utilizzando olio d’oliva o di girasole e nell’ambito di un’alimentazione bilanciata, varia e ricca di frutta e verdura. Erica Boschi
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